C.da Arancio - Segesta

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Il percorso si diparte dal  Km 347.300 della SS. 113, in direzione Nord, e raggiunge il Parco Archeologico di Segesta. Dopo aver superato il corso del Fiume Calemici, attraverso un ponte moderno in cemento, comincia un tratto in salita che si conclude all’altezza di “Casa di Giovanni” (indicata su CTR), in contrada S. Agate. Prima di seguitare sulla pista principale asfaltata è consigliabile una piccola deviazione lungo la stradina bianca che si apre sulla destra del percorso e che conduce sulla vetta del vicino rilievo “dei Gessi” (310.2 m s.l.m.), ovvero una formazione gessoso-solfifera caratterizzata da gessi selenitici o macrocristallini in cui si nota la tipica geminazione a ferro di lancia o a coda di rondine. Sulla sommità si localizza un agriturismo e si apre la vista, da Nord a Sud, su Monte Inici (1064 m s.l.m.), Monte Barbaro (423.4 m s.l.m.), Monte Tre Croci (522.1 m s.l.m.), nonchè sul Castello Eufemio e le due Contrade Belvedere e Margi, con i loro caratteristici impianti di aranceti. Dopo il tratto in salita inizia un passaggio con facili saliscendi che si sviluppano in un contesto ambientale caratterizzato principalmente da seminativi e pascoli, talvolta solcati da esigui corsi d’acqua e bordeggiati da canna comune (Arundo donax) e tamerice (Tamarix gallica), nonchè da alcuni lembi di antichi querceti caducifogli.

A partire dalla zona di Monte Fontanelle, nel punto di incrocio con il sentiero Marzuco-Monte Fontanelle, inizia un tragitto perlopiù pianeggiante e molto panoramico. Verso Est si potrà godere della bellezza del Tempio dorico di Segesta e dell’intero rilievo di Monte Barbaro su cui sorgono le vestigia dell’antica città, mentre sull’altro versante si costeggia il rilievo di Monte Pispisa (515.3 m s.l.m.) ricoperto da formazioni forestali costituite sia da specie autoctone quali il Leccio (Quercus ilex), la Roverella (Quercus virgiliana), l’Orniello (Fraxinus ornus), che da impianti artificiali con Pini, Cipressi ed Eucalipti. Nel sottobosco è possibile apprezzare le splendide fioriture autunnali del Ciclamino (Cyclamen repandum) e le rosse fruttificazioni del Pungitopo (Ruscus aculeatus). Attorno al bosco e nei pendii assolati si osservano le specie della macchia mediterranea quali il Lentisco (Pistacia lentiscus), la Palma nana (Chamaerops humilis), l’Euforbia arborea (Euphorbia dendroides) mentre nelle radure ai margini del bosco, la Ferula (Ferula communis), il Camedrio (Teucrium fruticans), il Citisio trifloro (Cytisus villosus) e lo Sparzio villoso (Calicotome villosa) con le sue profumatissime fioriture primaverili. Nei prati espressive sono la Silene (Silene colorata), il Vilucchio (Convolvulus arvensis), la Viperina (Echium plantagineum), l’Asfodelo (Asphodelus ramosus) e una grande varietà di composite – come il Fior d’oro (Glebionis coronaria), la Scarlina (Galactites tomentosa), il Fiorrancio (Calendula arvensis) – molto apprezzate dagli insetti impollinatori.

Tra le emergenze faunistiche si possono annoverare il Fringuello (Fringilla coelebs), il Corvo Imperiale (Corvus corax), la Taccola (Coloeus monedula), il Falco Pellegrino (Falco peregrinus), il Gruccione (Merops apiaster), la Volpe (Vulpes vulpes), il Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), il Cinghiale (Sus scrofa), la Lucertola Sicula (Podarcis sicula) e il Rospo comune (Bufo bufo). Di notevole interesse naturalistico è il profondo Vallone della Fusa che si insinua tra le splendide e verdi gole comprese tra Monte Pispisa e Monte Barbaro. Il quadro si conclude con la presenza di alcuni campi a seminativo ed altri destinati a vigneto, che convalidano uno dei passaggi più affascinati del percorso.

Dopo aver superato questo tragitto, inizia una discesa sterrata che conduce sulla SP57 e da qui si continua a destra su strada carrozzabile, fino ad arrivare all’ingresso del Parco Archeologico di Segesta.

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