Calatafimi train station - Mulino Marcione

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Il percorso inizia dalla Stazione ferroviaria di Calatafimi (dismessa nel 2013) e si conclude presso il mulino Marcione, ossia in contrada Coriolano. L’itinerario può essere suddiviso in tre segmenti, il primo si conclude in contrada Vignazzi, il secondo a Ponte Bagni ed il terzo in Contrada Coriolano. Tuttavia è possibile percorrerlo in tutto il suo sviluppo, godendo di tutti gli elementi naturali e antropici presenti. Il primo tratto ha uno sviluppo in salita e costeggia le pendici settentrionali della collina su cui si erge il santuario di campagna della Madonna di Giubino. Alla fine della salita giriamo a sinistra e, dopo aver percorso circa 600 metri, imbocchiamo il percorso a destra che introduce al Bosco di Angimbè che si estende per una superficie di circa 213 ettari. Si tratta di un bosco il cui uso demaniale è attestato a partire dal XIV secolo, con uno strato arboreo costituito prevalentemente da Quercia da sughero (Quercus suber) a cui si accompagnano il Leccio (Quercus ilex) e la Roverella (Quercus virgiliana). Abbondanti sono l’Erica Scoparia (Erica arborea), il Citisio Trifloro (Cytisus villosus), il Cisto (Cistus salvifolius), il Corbezzolo (Arbutus unedo) molto espressivo in autunno per la permanenza contemporanea sulla pianta dei frutti rossi e dei fiori bianchi. Nel sottobosco è possibile osservare il Ciclamino (Cyclamen repandum) e la Viola di Dehnhardt (Viola alba subsp. dehnhardtii).

Tra le emergenze faunistiche si registrano la Balia Nera (Ficedula hypoleuca), la Tortora selvatica (Streptopelia turtur ), lo Zigolo Nero (Emberiza cirlus), il Codirosso Spazzacamino (Phoenicurus ochruros), lo Smeriglio (Falco columbarius), lo Sparviere (Accipiter nisus), il Cinghiale (Sus scrofa), la Martora (Martes martes). Dopo essere entrati nel Bosco ed aver attraversato un breve tragitto ad “U”, proseguiamo verso nord-est passando dal Centro Didattico Naturalistico Bosco Angimbè. Il centro è gestito dall’associazione Bosco Angimbè che orienta i propri sforzi alla valorizzazione, al rispetto e alla conoscenza di questo biotopo, per certi aspetti unico della provincia di Trapani.  Il Bosco di Angimbè è stato difatti individuato dalla Comunità Europea come S.I.C. (Sito di Importanza Comunitaria-ITA010013) e viene attualmente gestito dall’Azienda Foreste Demaniali. Nell’area del Centro Didattico sono inoltre stati predisposti dei punti fuoco, aree giochi per bambini, aree di sosta per cavalli e luoghi specifici per il birdwatching. Il percorso continua poi attraverso un sentiero che si apre tra le fronde degli alberi antistanti il Centro Didattico. Da qui si prosegue in discesa verso la C.da Fastuchera, per poi risalire in direzione della cosiddetta Portella Fastuchera che rappresenta il limite nord-orientale dell’area boschiva. Inizia poi un percorso pressochè rettilineo e in discesa che si incrocia con la SS 113, in corrispondenza dell’antica Fattoria Tasca, recentemente recuperata e trasformata dagli attuali proprietari in una struttura ricettiva con ristorante.

Da questo punto si percorre, verso nord-est, un tratto della SS. 113, fino ad incrociare la SP2 che permette, attraverso il cosiddetto Ponte Bagni, il passaggio al di sopra del Fiume Caldo e quindi verso nord-ovest. Dopo aver attraversato questo tratto, il percorso  continua verso Nord per altri 250 metri circa. Da questo punto si imbocca una strada a destra, in discesa, che conduce ad uno stabilimento termale privato che sorge accanto ad un antico mulino idraulico trasformato in magazzino. La struttura termale utilizza delle acque minerali ipertermali alcalino-solfuree, sgorganti da sorgenti naturali ad una temperatura compresa tra 44 e 46°C. L’area attorno è ricca di evidenze archeologiche, nonostante non siano indicate e né tantomeno accessibili. In un terreno privato insistono difatti, sotto forma di frammenti ceramici e laterizi, i resti di un esteso villaggio di epoca imperiale cresciuto intorno alla mansio di Aquae Segestanae, citata dall’Itinerarium Antonini tra Drepanum e Parthenicum lungo la via Valeria. Sul pianoro in cima alla collina che a strapiombo sovrasta le Acque Segestane, sorge invece il castello di Calathamet (da “qal’ at al-hamma”, cioè “castello del bagno”). Il suo nome fa riferimento, oltre che alla sua posizione geografica rispetto ai bagni termali, ad un luogo fortificato e abitato già durante il dominio islamico sulla Sicilia. Con la conquista normanna il sito fu occupato e vennero costruiti un castello feudale e una chiesa. L’incastellamento di Calathamet non sembrerebbe avere avuto tuttavia fortuna e le tracce di occupazione sveva sarebbero in questo sito piuttosto scarse. L’area del castello sarebbe poi stata rioccupata per un breve periodo nel XIV sec. L’itinerario oggetto della scheda segue poi verso Nord, ripercorrendo un tratto di strada trazzerale (N. 452) che costeggia il Fiume Caldo e che conduce all’ultimo degli opifici idraulici dislocati lungo il Fiume Calemici-Gaggera-Caldo, ossia il mulino Marcione. Lungo la sponda destra del fiume, da una zona pianeggiante su cui crescono Tamerici (Tamarix gallica) e Canne palustri (Arundo donax) si può giungere ad un piccolo e suggestivo canyon con alte pareti rocciose di travertino bianco striato di rosa, e alcune piccole cascate.

In questo luogo sono presenti anche delle “terme libere”, molto frequentate, rappresentate da quattro polle con temperature oscillanti tra 44 e 46°C. Tuttavia è possibile arrivare a queste terme, senza attraversare il fiume, percorrendo una strada sterrata che si diparte, in direzione Nord, dal Km 337.2 della S.S. 113. Il paesaggio è caratterizzato da una successione di dolci colline argillose coltivate perlopiù a vigneto, seguono alcuni campi a seminativo e qualche uliveto. L’intera vallata è invece dominata dall’articolato  massiccio di Monte Inici (m 1064 s.l.m.) che si estende a nord-ovest della zona in esame. Al centro si erge Monte Inici stesso (1062 m s.l.m.) con le cime secondarie di Pizzo delle Niviere (1040 m s.l.m.), Cozzo Monaco (773 m s.l.m.), Pizzo Stagnone (803 m s.l.m.), Pizzo della Sella (672 m s.l.m.), poste nel settore nord-occidentale del complesso montuoso. Questi rilievi rientrano nel S.I.C. (Sito di Importanza Comunitaria-Cod. ITA010015) del “Complesso Monti di Castellammare del Golfo” e nel più ampio spazio Z.P.S (Zona a Protezione Speciale-Cod. ITA010029) che si estende fino a Capo San Vito. Monte Inici ospita un importante sistema carsico costituito dall'Abisso dei Cocci e dalla Grotta dell'Eremita; oltre ad una ventina di altre piccole cavità.

In quasi tutte le grotte dell’Inici sono stati ritrovati molti reperti archeologici che si datano a partire dal neolitico. Sul versante meridionale sono ancora evidenti i segni lasciati da alcune cave aperte in passato per estrarre il cosiddetto “Rosso ammonitico”, ossia una roccia giurassica di colore rosso con fossili di ammoniti. Il monte è stato oggetto di folti rimboschimenti a Pino d'Aleppo (Pinus halepensis), Pino domestico (Pinus pinea), nonché alcune specie di Cipresso, mentre sulla cima (versante Nord occidentale) è presente un residuale bosco di Leccio (Quercus ilex). La specie più abbondante è il Tagliamani (Ampelodesmos mauritanicus), una graminacea perenne, nota col nome locale di “Disa”, che forma estese praterie che ospitano un ricco corteggio floristico. Tra le rocce è possibile osservare l’Assenzio arbustivo (Artemisia arborescens), caratteristico per il fogliame argenteo, e la piccola Cedracca (Ceterach officinarum), nota per le sue proprietà medicinali. Tra le emergenze faunistiche si annoverano la Poiana (Buteo buteo), il Gheppio (Falco tinnunculus), il Falco Pellegrino (Falco peregrinus), il Barbagianni (Tyto alba), l’Assiolo (Otus scops), la Cinciallegra (Parus major), l’Occhiocotto (Sylvia melanocephala), il Pettirosso ( Erithacus rubecula), il Merlo (Turdus merula), la Taccola (Coloeus monedula), il Rampichino (Certhia brachydactyla), l’Upupa (Upupa epops), il Colombaccio (Columba palumbus), la Ghiandaia (Garrulus glandarius), il Passero solitario (Monticola solitarius), la Volpe (Vulpes vulpes), il Riccio (Erinaceus europaeus), il Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), l’Istrice (Hystrix cristata) e la Donnola (Mustela nivalis).

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